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FOTOGRAFIA SUBA…COSA???

La fotografia subacquea è un incredibile hobby e chi non si immerge non immagina cosa sia necessario per fotografare le creature marine. Se siete curiosi, ecco la mia attrezzatura e i principali aspetti del suo utilizzo.

CORPO MACCHINA

Nel 2006 ho iniziato a fare fotografia subacquea con una Nikon D200. Devo dire che sono rimasto notevolmente appagato da questo corpo macchina, e la curva di apprendimento è stata un po’ meno difficile di quanto mi aspettassi.

Grandi soddisfazioni sin da subito per quanto riguarda la macro: anche usando un solo flash i risultati hanno in fretta incominciato ad appagare le mie aspettative.

Meno soddisfacenti invece i risultati per quanto riguarda le foto ambiente, principalmente per la mia inesperienza ma anche per i limiti della D200 in quanto quella macchina non era ancora in grado di restituire quella profondità di colore e quella “ampiezza di cromaticità” che cercavo. Nel complesso mi sentivo molto lontano dalla qualità complessiva che otteneva chi, con la pellicola, lavora in analogico.

Nel 2012 si è aperta per me una “nuova era” con la nuova ammiraglia di casa Nikon, la D4. E’ stato un grande passo in avanti, non solo in termini di prestazioni. Le potenzialità della D4 infatti non solo mi hanno permesso di perfezionare i risultati della macro, ma lavorando a pieno formato ho notevolmente migliorato la qualità delle mie fotografie d’ambiente.

Una curiosità per i non appassionati: nella foto in testa a questa pagina potete ammirare una bella macchina a pellicola, Barbara infatti usa una Nikon RS, una reflex analogica subacquea e scatta le sue foto su pellicola Velvia 50.


CUSTODIA SUBACQUEA

Sia la D200 che la D4 sono “scafandrate” con custodie subacquee dedicate realizzate in alluminio dalla azienda austriaca Seacam.

Le custodie subacquee della Seacam sono eccellenti sotto molti aspetti. La precisione della progettazione di ogni componente e la cura di ogni dettaglio delle lavorazioni rendono questo prodotto uno dei migliori sul mercato per qualità, affidabilità e robustezza.


OBIETTIVI

Fino ad oggi sott’acqua ho utilizzato unicamente obiettivi Nikon e questi si dividono principalmente in due tipologie: macro e grandangolari.

Gli obiettivi macro, “micro” così come catalogati da Nikon, servono ad ottenere immagini di soggetti molto piccoli grazie a forti rapporti di ingrandimento. Per la Macro più spinta utilizzo il 105mm f/2.8 VRII, obiettivo di grande nitidezza con una buona velocità di messa a fuoco ed un ottimo sistema di riduzione delle vibrazioni. Qualità questa essenziale quando si vuole ad esempio mettere a fuoco l’occhio di un piccolissimo gamberetto simbionte che continua a cambiare posizione balzellando tra i rametti del suo crinoide.

Il 60mm f/2.8 è l’altro obiettivo per la macrofotografia ed è la lente che uso di più per due ragioni; la prima è che con il 60mm riesco a riprendere quasi tutti i soggetti e ricorro al 105mm solo quando voglio riprendere soggetti piccolissimi come il cavalluccio pigmeo Pontohi il cui corpo è lungo in media solo 8 mm. La seconda ragione è che il 60mm ha una distanza di messa a fuoco minima di soli 22cm mentre quella del 105mm è di 31cm.

Quindi con il 60mm ho, rispetto al 105mm, un terzo in meno di acqua tra la macchina ed il soggetto che voglio fotografare e questa, sott’acqua, è un grande vantaggio perché significa ridurre la quantità di sospensione che si può avere nella foto.

Gli obiettivi grandangolari che uso per la fotografia d’ambiente sono il 14mm, il 16mm Fisheye e il 20mm. Nei primi anni con la D200 ho usato principalmente due ottiche; il 10.5mm DX Fisheye e il 12-24mm.


FLASH

I soggetti che riprendo sono “pennellati” dalla luce prodotta da due Seaflash 150D della Seacam collegati alla D4 con appositi cavi e connessioni stagne.

Questi flash da 150 Ws con un fascio di luce di 130° illuminano molto bene sia piccoli soggetti sia l’ambiente sottomarino restituendo loro tutte le meravigliose tonalità che tanto ci stupiscono e ci emozionano. L’acqua ha un grande potere assorbente e più si va in profondità minore è la quantità di spettro luminoso che filtra e solo l’1% della radiazione solare supera i 150 metri di profondità. Per questa ragione, già tra i 5 e i 10 metri di profondità iniziano a scomparire i colori e non vedremo più il colore rosso.

Con i Seaflash si può perfettamente lavorare in TTL. Io preferisco controllarne manualmente i settaggi di potenza per gestire a mio piacimento l’esposizione della foto. I Bracci in alluminio e relativi morsetti di serraggio sono sempre di Seacam.


LOGISTICA

Mi fa piacere condividere i dettagli della logistica del nostro bagaglio sia a titolo di curiosità sia per far capire ai non addetti ai lavori cosa implica avere la passione di portarci in giro per il mondo questo tipo di attrezzatura.

Non sono poche le volte che agli occhi dei normali vacanzieri sembriamo dei “pazzi fuori di testa” che al posto di andare in vacanza a riposarsi, si complicano la vita portandosi in giro un bagaglio degno di uno sherpa tibetano.

E parliamo allora di questo bagaglio! Con tutto il materiale necessario per due macchine fotografiche, ci presentiamo alla bilancia del check-in con circa 80 Kg di bagaglio da imbarcare in stiva.

In questi borsoni, mai grandi a sufficienza, mettiamo l’attrezzatura sub (pesi e bombole escluse ovviamente!!!), un numero limitato di vestiti e tutto il materiale fotografico non delicato (come carica batterie, braccetti dei flash, etc.) che possiamo permetterci di far maltrattare dal personale degli aeroporti con scossoni e cadute varie.

Alla quasi quintalata di borse imbarcate vanno poi aggiunti i tre bagagli a mano che ci portiamo in cabina totalmente dedicati all’attrezzatura. Nel nostro caso sono due robusti trolley che pesano circa 14 chili ciascuno. Il loro peso da Guinness dei primati è dovuto al fatto che contengono la custodia, i flash e gli oblò. Il terzo collo è uno zaino taglia 650 della Lowepro con i corpi macchina e gli obbiettivi. Barbara, con la nonchalance che solo le signore possono avere, cercando di far finta di niente si imbarca con il quarto bagaglio che portiamo in cabina; una borsa che contiene finalmente i pochi oggetti che non hanno nulla a che fare con la subacquea. Stipatissimi e stropicciati troviamo nell’ordine una settimana enigmistica, un paio di libri e lo stretto necessario (un paio di t-shirt, un costume, un deodorante ed uno spazzolino da denti) per un’autonomia di un paio di giorni nel malaugurato caso, ma assolutamente non remoto, di smarrimento del bagaglio.


Nella gestione di queste valigie viviamo a volte delle situazioni tragicomiche che sono spesso la conseguenza del nostro costante dissimulare che i trolley pesano quanto un’incudine. I vari regolamenti impongono che il bagaglio a mano non possa pesare più di sette chili altrimenti va imbarcato in stiva, cosa che non ci possiamo assolutamente permettere data la delicatezza e il valore del loro contenuto.

Uno dei siparietti più divertenti lo facciamo all’imbarco sull’aereo quando, con la nonchalance più sfacciata possibile issiamo i nostri trolley pesanti come incudini nelle cappelliere. Una volta su due queste si lamentano con preoccupanti cigolii di protesta e noi, nonostante i passeggeri vicini ci gettino qualche occhiataccia, continuiamo a far finta di niente: “Che rumore strano… Cosa può essere stato… No, mica l’ha provocato il mio bagaglio, come potrebbe, è un semplice trolley…”.

Ma non è finita qui, all’arrivo appena si spegne il segnale delle cinture di sicurezza ci precipitiamo sulla cappelliera per essere certi di aprirla per primi, con due mani, per evitare che la nostra incudine scivoli giù decapitando qualche ignaro passeggero e magari bucando pure il pavimento del corridoio!




RINGRAZIAMENTI

Un grazie profondo come il blu a Barbara per l’avermi fatto scoprire la subacquea e per la sua compagnia in ogni immersione.

Un ringraziamento a voi che avete visitato queste pagine. Se vi sono piaciuti gli animali che ho fotografato vi chiedo una cortesia; passate la voce che le creature che abitano i nostri mari sono meravigliose! Solo facendo conoscere la loro bellezza riusciremo a preservarle per i nostri figli.





GLOSSARIO FIGURATO






Custodia o Scafandro

è lo strumento che consente di usare la macchina fotografica sottacqua. Questa custodia perfettamente stagna può essere realizzata in plexiglass, in carbonio o in alluminio. Gli scafandri in alluminio, come quella usata dal sottoscritto, possono operare senza alcun problema fino a 80 metri di profondità; ben oltre i limiti della subacquea ricreativa entro i quali siamo soliti sguazzare.



La Luce e l’Acqua

Per un fotografo subacqueo è molto importante sapere come si propaga la luce nell’acqua.

Va innanzitutto considerato che non tutta la radiazione solare riesce a giungere in profondità. Una quota di luce viene persa perché riflessa dalla superficie del mare. La quantità di luce riflessa dipende dall’inclinazione del sole, dall’ora e dalla latitudine. Se ad esempio il sole è allo zenith, ossia perpendicolare rispetto alla superficie del mare, la luce riflessa non supera il 2%, se invece è basso sull’orizzonte la quantità di luce riflessa può arrivare al 30% e in media il valore di luce riflessa è del 7%.

La parte di radiazione che riesce a penetrare nel mare viene progressivamente assorbita all’aumentare dello strato d’acqua che attraversa. Questo fenomeno, chiamato assorbimento selettivo, fa sì che le diverse lunghezze d’onda che compongono la luce vengano assorbite dall’acqua a diverse profondità. In media solo l’1% della luce riesce a superare i 100-150 metri di profondità.





Sospensione

con questo termine ci si riferisce alle micro particelle presenti nell’acqua come il plancton e la sabbia mossa dalle correnti o più semplicemente sollevata da un incauto pinneggiare. Quando queste particelle vengono illuminate dalla luce dei flash, la riflettono provocando nella foto la comparsa di molte macchioline bianche che non sempre è possibile eliminare completamente con Photoshop.

Il fotografo subacqueo deve quindi prestare molta attenzione alla sospensione perché, se è vero che questa è sempre presente, è vero anche che ci sono degli accorgimenti per limitarne l’impatto. Facendo innanzitutto attenzione a non sollevare sospensione con la pinneggiata e poi posizionando i flash lontani e angolati rispetto all’asse di ripresa dell’obiettivo. In questo modo arriverà all’obbiettivo solo una piccola percentuale della luce dei flash riflessa dalle micro particelle.










Macro Fotografia

vuol dire fare un’immersione muovendosi molto piano, alla ricerca di piccole o microscopiche creature che solo le guide riescono a vedere montando sulla macchina fotografica un obiettivo macro, ossia una lente che grazie alle sue capacità di ingrandimento permette di riprendere soggetti molto piccoli.







Fotografia Ambiente

dedicare un’immersione a fotografare soggetti di medie o grandi dimensioni e l’ambiente che li circonda, montando lenti grandangolari.







Fotografare in Manuale

come dice la frase scattiamo regolando direttamente noi il tempo, il diaframma e le regolazioni di potenza del flash.